Una romana a Milano

«Ma cosa ci fai a Milano?» È una domanda che mi hanno fatto spesso, milanesi compresi. Non so quali siano state le vere ragioni che mi hanno portata a più di 700 km dalla mia bellissima città che, per tanti aspetti, mi manca molto, per altri per niente ๐Ÿ˜‰
Il sole, il mare e i monti a breve distanza, il verde, l’archittettura ricchissima, il cibo…a rifletterci sembrano essere sempre gli stessi motivi a legarmi ai luoghi.
A Roma si mangia benissimo, e a prezzi contenuti, se si sceglie una pizzeria o una trattoria, comprese quelle del centro; a Milano una pizza margherita sui Navigli si paga un bel po’…forse anche le zanzare ricevono la busta paga per i loro servizietti ๐Ÿ˜‰
A Milano, però, ci sono più romani di quanti si creda ed anche locali che propongono una buona cucina tradizionale.

Mi è capitato di cenare qualche volta da Giulio pane e ojo, trattoria nelle vicinanze – guarda caso – di Porta Romana, gestito da Davide, un ragazzotto sulla quarantina o forse più la cui affabilità riempie quello spazio, già ristretto, tutte le sere.
I piatti sono quelli tipici della cucina romana che, vorrei ricordare, nasce come cucina popolare, “creata” con avanzi o, comunque, con prodotti di scarto, e tanta fantasia che l’ha resa, nel tempo, molto apprezzata perché saporita e sana.

Alle ricette più famose – bucatini all’ amatriciana, spaghetti cacio e pepe, bombolotti alla gricia, rigatoni alla pajata, fettuccine alla papalina, paja e fieno ai fiori di zucca – nel menu compaiono pure ricette dai nomi bizzarri: fettuccine Sor Giulio, fettuccine Sora Adargisa e, tra i primi, non si può dimenticare la pasta e fagioli, magari “co’ ‘e cotiche”… sapete quanto fa bene?
Non ho capito perché manca la carbonara… la prossima volta glielo chiedo.
Come secondi e contorni Giulio pane e ojo propone abbacchio in tutti i modi, la famosissima coda alla vaccinara (come la fa buona la mia mamma che non è nemmeno romana!), i saltimbocca alla romana, gli straccetti con la rughetta (t.d.R. rucola), puntarelle, carciofi alla romana, piselli con la mentuccia, etc.
Per dolce consiglio la crostata di visciole che, non tutti sanno, sono simili alle amarene, ma piccole e molto più buone.
Se passate per Milano, vi consiglio di provarlo, ma ricordatevi di prenotare con netto anticipo.

La ricetta dei bucatini all’amatriciana ve la lascio io…ho sempre ricevuto i complimenti, eh! ๐Ÿ™‚
Non riporto la quantità degli ingredienti, io faccio sempre ad occhio, ma questo il procedimento:
in una padella con un po’ d’olio fate soffriggere la cipolla tagliata sottile e l’aglio ben tritato (meglio se con lo spremiaglio), aggiungetevi il guanciale a listarelle e fate rosolare. A questo punto versatevi – udite, udite – un bicchiere di aceto bianco: è l’ingrediente segreto confidatomi da una signora di Amatrice, provatelo al posto del vino e rimarrete stupiti. Quando l’aceto è evaporato, potete unire al soffritto la passata di pomodoro (io uso la polpa a cubetti), sale e peperoncino secondo i vostri gusti e fate restringere. Cuocete in una pentola alta i bucatini. A cottura ultimata, scolateli – ovviamente – e conditeli con il sugo; spolverate con pecorino ROMANO!
Buon appetito e fatemi sapere come viene ๐Ÿ˜‰