Miele della spiaggia

Pane, burro e miele era un’alternativa delle mie merende infantili, in buona compagnia di pane, burro e zucchero, di pane, acqua e zucchero, di pane e marmellata (di quella fatta in casa), di pane e olio e, infine, di pane e pomodoro, allora, come ora – anche se la merenda è un mero ricordo – la mia preferita.
Di mieli, ai tempi, ne conoscevo ben pochi: millefiori e acacia soprattutto. Crescendo, è nata una vera attrazione per il mondo delle api: mi piace ascoltarne il ronzio, ammirarle all’opera sui fiori e seguirle, con rinnovato stupore, addossate le une sulle altre, laboriose nelle varie attività dell’alveare. È incredibile quanto siano organizzate e quanti alimenti, ricchissimi di principi nutrivi, riescano a produrre. Uso spesso il polline in granuli, la pappa reale, la propoli e il miele che ho cominciato a… collezionare. Tutta colpa del miele di ailanto, delicatissimo, assaggiato durante una fiera e mai più trovato. Eppure l’ailanto, albero originario della Cina, è diffusissimo in Italia, anzi è un vero e proprio infestante, per via delle sostanze tossiche che rilasciano le radici, a scapito di qualsiasi forma di vegetazione che ne viene a contatto.
È da allora che ho cominciato ad acquistare mieli di ogni tipo che uso sia in cucina, sia per curare piccoli malesseri, sfruttando le proprietà distintive di ogni miele, che poi sono quelle dei fiori da cui le api hanno attinto il polline.

Il miele della spiaggia ha attirato la mia attenzione per via del nome: ne ho sentito parlare da Marina Sanvito dell’Arte del cioccolato, dove ho acquistato il mio vasetto. Da lei ho appreso le notizie che lo riguardano, ma anche da un amico che alle api dedica la sua vita e che mi racconta di aver portato questo miele in Germania, da alcuni suoi parenti: «Aprire quel vasetto è stato come aprire una finestra sul mare del litorale toscano: lo stesso profumo, la stessa emozione, un miracolo delle api. Gli oli essenziali dell’elicriso, con i quali le api si profumano zampette e addome, e poi immettono nel miele, ti invadono e ti ammaliano. Il miele fa questi miracoli. Ho visto commozione, turbamento, intenerimento sui volti dei miei familiari…»

Il tratto di arenile che va dalla Marina di Levante (Viareggio) alla foce del Serchio, delimitato dal mare e dalla pineta costiera, nel Parco Naturale di San Rossore, prende il nome di “Spiaggia della Macchia Lucchese”. All’interno di quest’area trovano rifugio numerose piante tipiche degli ambienti dunali, in prevalenza l’elicriso.
L’elicriso forma, durante il periodo di fioritura che va da maggio a luglio, abbondanti tappeti gialli che tappezzano tutto il litorale e, nonostante sia riconosciuto come specie non nettarifera e il suo polline si trovi nel miele in percentuali minime, la sua presenza è fondamentale per la produzione del miele di spiaggia: dagli alveari dislocati sull’arenile e raggiungibili solo a piedi, protetti dalle dune naturali, in un ambiente incontaminato e ricco di vegetazione tipica dell’area mediterranea, le api sciamano riuscendo a raccogliere dall’elicriso le microscopiche gocce di olio essenziale, quello che regala al miele il suo inconfondibile aroma oltre al poco nettare che le altre piante della spiaggia come il camuciolo, il vergadoro delle sabbie, etc. mettono a loro disposizione.

Sapore e profumo sono intensi e ricordano le spiagge selvagge e intatte dei litorali mediterranei. Per via delle fragranze così decise, è un miele che poco si adatta all’utilizzo come ingrediente ed è preferibile gustarlo da solo, spalmato sul pane o in abbinamento a formaggi di qualsiasi tipo e stagionatura.
È un miele pregiato, biologico, tra i più rari presenti sul mercato: ne vengono prodotti solo cinque quintali l’anno tra i diversi produttori.