La panzanella: il pane non si butta mai!

Soprattutto quando si è costretti a comprarne quantità superiori a quelle che si consumano abitualmente.
Vivo sola e raramente vado dal fornaio per comprare un panino, anche perché a Milano, a parte i gioiellieri del pane che mi permetto di rado, non ci sono i forni della mia Roma, dove trovi pane fragrante di tutti i tipi. Tanto vale acquistarlo al supermercato.
Scelgo sempre il pane d’Altamura, quello di grano duro, che si mantiene morbido per qualche giorno, ma una pagnotta è eccessiva per me, quindi lo faccio seccare per usarlo successivamente nei ripieni di molti cibi, sotto forma di pangrattato o nel latte, al posto delle fette biscottate o, meglio ancora, per preparare una squisita panzanella.
L’origine di questo piatto, veloce ed economico, ma molto salutare, è toscana anche se una versione con solo pomodoro e basilico o origano si prepara anche a Roma.

Come al solito, senza seguire alla lettera il procedimento “ufficiale”, io la faccio così:
bagno il pane con l’acqua affinché possa essere sbriciolato (ricordatevi di strizzarlo se risultasse troppo imbevuto); taglio a dadini pomodori e cetrioli, affetto alcuni cipollotti o una cipolla rossa di Tropea che aggiungo al pane insieme ad olive verdi e nere, cocunci (i frutti del cappero), carciofini e foglioline di basilico; condisco il tutto con olio extravergine di oliva, aceto balsamico (quello finto) e sale. A volte, alla variante “vegetariana”, unisco il tonno in scatola e, in questo caso, non aggiungo il sale.
D’estate è un piatto favoloso.